<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Terra Straniera</title>
	<atom:link href="http://terrastraniera.altervista.org/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://terrastraniera.altervista.org</link>
	<description>Come sentirsi stranieri in questo paese</description>
	<lastBuildDate>Tue, 23 Nov 2010 22:37:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>IX</title>
		<link>http://terrastraniera.altervista.org/ix/</link>
		<comments>http://terrastraniera.altervista.org/ix/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 22:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terrastraniera</dc:creator>
				<category><![CDATA[terrastraniera]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terrastraniera.altervista.org/?p=84</guid>
		<description><![CDATA[Tanti anni fa un vecchio e bravo medico condotto di un paesino del Sud, quando entrava nella casa di un ammalato agitava un mantello nero, con cui volutamene si copriva, e urlava con voce tenebrosa: «Entra  il  mago della  medicina ! Morbo sparisci !!»    «Dopo questa piccola commedia il più è fatto.»  mi diceva, oramai in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">Tanti anni fa un vecchio e bravo medico condotto di un paesino del Sud, quando entrava nella casa di un ammalato agitava un mantello nero, con cui volutamene si copriva, e urlava con voce tenebrosa: «<em>Entra  il  mago della  medicina ! Morbo sparisci !!</em>»    «<em>Dopo questa piccola commedia il più è fatto.</em>»  mi diceva, oramai in pensione, quando ero una studentessa &#8211; «<em>Il malato per il 70% è già guarito. Perché si è convinto che guarirà, che TU lo guarirai. Deve pensare di avere davanti, prima che un medico, un mago. Provaci quando farai questo mestiere, funziona</em>.»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Non sono mai riuscita a seguire il consiglio. Mettere i pazienti in una condizione di sudditanza psicologica maggiore di quella che già tocca loro per una condizione di svantaggio oggettivo, lo svantaggio di essere malati, mi è sempre sembrato immorale. Ma l’insegnamento del vecchio medico l’ho sempre ricordato con tenerezza, come si ricordano le ricette della nonna, la televisione in bianco e nero e Carosello  prima di andare a letto. Nell’era della biologia molecolare, della medicina telematica, della chirurgia robotizzata, il mantello nero appartiene a un mondo che non c’è più.  Appena arrivata nell’ospedale di questa città assistetti però a una scena che mi sembrò raccapricciante (adesso mi sembrerebbe banale). Si recò nel nostro reparto una delegazione di cardiologi (due più il primario) ad offrire e proporre una collaborazione interdisciplinare. Vennero ricevuti da una delegazione del nostro reparto (il primario più altri due).</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Uniamo le nostre conoscenze e le nostre risorse» &#8211; </em>disse il primario cardiologo <em>- «faremo sicuramente meglio per i pazienti e per noi stessi. Noi metteremo a disposizione le nostre tecniche e i nostri strumenti. Ce ne sono arrivati di nuovi e moderni. Che ne dite ?»</em></h4>
<h4 style="text-align: justify;">Ci furono minuti interminabili e imbarazzanti durante i quali il brain storming dei tre luminari del mio reparto fece un rumore assordante. Alla fine uno dei tre si alzò e facendo sfoggio di profonda cultura, padronanza della lingua italiana e charme irresistibile, disse:</h4>
<h4 style="text-align: justify;"> «<em>A noi non ce servono le machine. A noi c’abbastano le mani e le recchie!!</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">I tre cardiologi terrorizzati si alzarono contemporaneamente, «<em>Buongiorno!</em>» &#8211; dissero in coro e, temendo per la propria incolumità fisica, si allontanarono  in fretta. Qualche giorno dopo quello a cui “<em>ci abbastavano le mani e le recchie</em>”  venne chiamato d’urgenza dagli infermieri.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Corri dotto’, la nummero 15 se sta’ a sfiatà !</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Quando sento questa diagnosi infermieristica tremo perché è attribuibile a tutto, dall’infarto mortale al boccone andato di traverso, dall’embolia polmonare a una crisi d’ansia. Per gli infermieri il malato è inquadrabile in un’unica sindrome rischiosa: “<em>Se sta’ a sfiatà</em>”. Ma quando fanno precedere o seguire alla frase base “<em>corri dotto’</em> ”, bisogna correre. Anche lo scienziato conosceva le regole lessicali fondamentali, e corse. Attorno al letto della malata c’erano tutti i parenti, alcuni già piangevano. Altri guardavano il luminare in attesa della sentenza finale. La paziente boccheggiava, un atto respiratorio ogni 10 secondi circa. Non la toccò nemmeno. La guardò (evidentemente oltre al tatto e all’udito, gli serviva anche la vista).</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Respira come a n’ pesce.</em>» &#8211; sentenziò con occhio clinico.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Ignoranti ! Me siete chiamato tardi, troppo tardi. Ormai la signora s’ha morta ! Accappatela !</em>» ordinò agli infermieri, che coprirono subito il corpo con il lenzuolo. La mannaia era calata inesorabile. Lacrime, urla e disperazione dei familiari invasero la stanza. Ma in lui, il luminare, avvenne un miracolo. Nel vuoto assoluto della sua scatola cranica si materializzò un neurone.  Agonizzante, unico superstite di una strage perpetrata per lunghi anni. E prima di esalare l’ultimo respiro, magnanimamente suggerì al suo aguzzino: «<em>Chiama un cardiologo cretino !!</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Il cretino ritenne che fosse saggio seguire un consiglio dato in punto di morte e chiamò.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Ha un blocco atrio-ventricolare di terzo grado</em>» &#8211; disse il cardiologo.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>?!</em>» &#8211; rispose prontamente il cranio ormai vuoto del cretino.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Ha un blocco atrio-ventricolare. Dobbiamo metterle subito un pace-maker. Sennò muore. La dobbiamo trasferire da noi.</em>» &#8211; ripeté il cardiologo con un po’ di  ansia nella voce.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Ma perché ? Non s’ha morta ? Che ce tenamo da mette ?</em>»  &#8211; non capiva. Le mani e le orecchie (e la vista) non bastavano ? Il baratro si apriva sotto ai suoi piedi.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Un pace-maker. Una macchinina che serve a far battere il cuore !</em>» &#8211; il cardiologo pensò che fosse meglio utilizzare il linguaggio dei bambini per farsi capire.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Va bene. Portatela !</em>» &#8211; concesse generosamente e uscì fuori dalla stanza con sguardo dolente e fiero. Si  diresse  verso il gruppo dei parenti in lacrime e con voce tenebrosa disse:</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>La signora s’era morta. Ma mo’ c’attaccamo na machina e si resuscita !!</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Il miracolo si era compiuto.  Alcuni si inginocchiarono e gli baciarono le mani.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Entra  il  mago della  medicina ! Morbo sparisci !!</em>» Qui  funziona ancora.</h4>
<h4 style="text-align: justify;"> </h4>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://terrastraniera.altervista.org/ix/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>VIII</title>
		<link>http://terrastraniera.altervista.org/viii/</link>
		<comments>http://terrastraniera.altervista.org/viii/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 00:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terrastraniera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[terrastraniera]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terrastraniera.altervista.org/?p=79</guid>
		<description><![CDATA[Pasquale ha sempre il problema del quarto infarto in arrivo e io  sempre meno paura della sua follia. Parlare con Pasquale è come catapultarsi in una commedia di Ionesco  in cui hai la parte da protagonista. Non è difficile. Basta abituarsi  ad attaccare una parola dietro l’altra non seguendo un preciso concetto, ma un’associazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><strong>Pasquale ha sempre il problema del quarto infarto in arrivo e io<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>sempre meno paura della sua follia. Parlare con Pasquale è come catapultarsi in una commedia di Ionesco<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>in cui hai la parte da protagonista. Non è difficile. Basta abituarsi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>ad attaccare una parola dietro l’altra non seguendo un preciso concetto, ma un’associazione di suoni. </strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lei ne capisce abbastanza di cuore ?</em>»</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Un po’.</em>»</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Volete metterci mano voi nel secchio della spazzatura ?</em>» </strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Pasqua’, ti stanno già curando dei bravi cardiologi.</em>»</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Curando. Curando è una parola grossa. Quello sulle carte sta scritto: il fatto è grave. E quando sta scritto sulle carte… come si dice ? Carpa cantat !</em>»</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Carta. Carta canta, Pasqua’. Vuol dire che una cosa quando è scritta ha più valore.</em>»</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">E come fa a cantare la carta? La carpa invece è un pesce muto. Se si mette addirittura a cantare, vuol dire che il fatto è grosso !»</em></strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><strong><em style="mso-bidi-font-style: normal;">«!!»</em></strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><strong><em style="mso-bidi-font-style: normal;">«Dottore&#8217; c’ha fatto caso che le signorine nostre dell’autostrada sono tutte maleducate ?</em>» </strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Quali signorine ?</em>»</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Quelle del casello.</em> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Invece quelle degli altri caselli sono educate, gentili. Le nostre sono zotiche. Non salutano, non ringraziano…</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Pasquale, ai caselli dell’autostrada non ci sono signorine. Quelle che senti sono voci registrate.</em> »</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Dottoressa cara, le signorine nostre quando tu devi passare e bussi e ti danno il biglietto dell’autostrada sono antipatiche, e sono antipatiche pure quando gli ridai il biglietto e metti i soldi quando esci. Non c’è niente da fare, sono signorine inferiori !</em>»<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ma…</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Voi da quando siete arrivata qua, avete visto le bellezze del posto ?</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Qualcosa. Si, credo di si.</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">E avete visto il famoso lago della città ?</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">No. Non sapevo ci fosse un lago. Come si chiama ?</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lago della città. Come si deve chiamare ?! E’ bellissimo. E’ pieno di flora marina.</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">E’ un lago di acqua salata ?</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">No dottore’, di acqua di lago. Che c’entra l’acqua salata ? Quella è l’acqua della pasta !</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">E allora perché c’è la flora marina ? Che flora marina …?</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Pesci dottoressa, tanti pesci !</em>» </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«?!»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">E il posto dove andiamo oggi, Avezzano, lo conosce ?</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Così, non molto bene.</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">E’ molto bello. C’è tutta una terra intorno e dietro a questa terra c’è Casetta Barrea.</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Villetta Barrea , Pasqua’.</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Non ne conosco di gente che ci tiene la villa a Casetta Barrea. Ma se lo dite voi, sicuramente ci sarà.</em> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Comunque dove stiamo andando, è una terra bella. E’ tutta deserta, ci tira sempre un vento forte, e poi ci fa sempre freddissimo.</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong> «<em style="mso-bidi-font-style: normal;">E che cosa c’è di bello ?</em>» </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">E’ lontana e deserta come il deserto straniero!</em> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Voi l’avete mai visto il deserto straniero ?</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Si, qualcuno si.</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ma perché ? Quanti sono i deserti stranieri ?</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Un po’.</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">E sono uguali al deserto di Avezzano ?</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Mah ! Forse. Comunque nei deserti stranieri, come dici tu, ci fa molto caldo.</em>»</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ah no, allora no. Allora sono deserti pericolosi. Mi fanno venire il quarto infarto. Lo vedete dottore’? E’ meglio il deserto di Avezzano. Le cose straniere sono sempre pericolose. E basta !! A proposito, se le piace la pastiera, per Natale gliela mando.</em>» </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>Teatro dell’assurdo. Fine atto unico. Sipario. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></strong></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://terrastraniera.altervista.org/viii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>VII</title>
		<link>http://terrastraniera.altervista.org/vii/</link>
		<comments>http://terrastraniera.altervista.org/vii/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 16:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terrastraniera</dc:creator>
				<category><![CDATA[terrastraniera]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terrastraniera.altervista.org/?p=70</guid>
		<description><![CDATA[La prima volta che lo vidi dovevo accompagnare una paziente in una città vicina per effettuare un’indagine diagnostica. Mi si avvicinò e con un’allegria forse un po’ fuori posto mi disse: «Buongiorno dottoressa ! io sono Pasquale, l’autista dell’ambulanza. E’ lei che viene con me ?» &#8211;  rimasi interdetta. Mi dava del lei, parlava in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">La prima volta che lo vidi dovevo accompagnare una paziente in una città vicina per effettuare un’indagine diagnostica. Mi si avvicinò e con un’allegria forse un po’ fuori posto mi disse:</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Buongiorno dottoressa ! io sono Pasquale, l’autista dell’ambulanza. E’ lei che viene con me ?</em>» &#8211;  rimasi interdetta. Mi dava del lei, parlava in italiano, era cordiale, allegro, educato.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Si vengo io.</em>» &#8211; risposi sorridendo, contagiata dalla sua allegria.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Mi fa piacere! Sono proprio contento; finalmente una faccia nuova e non da </em><em>zotica !</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>…!?</em>» &#8211; ritenni opportuno e certamente più chic sorvolare sul commento.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Lei viene certamente da fuori.</em>» – Oddio ! di nuovo, la solita storia dell’estraneità.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Si, vengo da fuori.</em>» &#8211;  devo sempre necessariamente rispondere.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Eh cara dottoressa mia, questo è un posto brutto per quelli che vengono da fuori. Questo è un popolo di tarpani. Tarpani erano, tarpani sono e tarpani resteranno !!</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Rimasi muta, presi tempo, non sapevo cosa dire. Intanto avevamo fatto salire la malata, eravamo saliti noi e l’ambulanza era partita. Primi giorni di Agosto. Ore 10 del mattino. Un caldo terrificante si stava preparando a distruggere ogni essere vivente. Pasquale non sembrava accorgersene.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Dottoressa gradite un po’ di sirena ?</em>» &#8211;  gradite a chi ? era passato al voi o si rivolgeva anche a qualcun altro ? Mi sentii comunque autorizzata a rispondere per tutti.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Direi di no Pasquale. Non credo ci serva</em>».</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Io faccio come dite voi. Se non la gradite non la metto. Ma a servire ci serve</em>».</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Ma a che cosa ? Non siamo in emergenza. Abbiamo un appuntamento per un esame da effettuare. Lasciamo stare!</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Ci serve a guadagnare tempo. Mettiamo la sirena, facciamo prima e ci fermiamo a un bel ristorantino a mangiare una bella mozzarella di bufala !</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>No Pasquale, non credo sia il caso.</em>»- mi sforzai di non sembrare ostile.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Una bella insalata di riso ?</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">“<em>No, no Pasquale. Non è il caso di fermarci a mangiare. E poi c’è la paziente…</em>”</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Quella non la consideri dottore’. E’ zavorra inutile !!</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Ero certamente capitata in ambulanza con un pazzo. Con i pazzi bisogna stare tranquilli e non reagire in modo violento. Dargli anche ragione mi sembrò eccessivo.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Io potrei morire in questo momento, lo sapete dottore’ ?</em>» &#8211; guardai la paziente  e l’infermiera (muta) che ci accompagnava.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Non le guardate a quelle, già ve l’ho detto. E’ zavorra inutile. Sto parlando con voi. Io potrei morire adesso, all’improvviso. E con me tutti quanti. Voi e la zavorra.»</em></h4>
<h4 style="text-align: justify;">Un brivido mi percorse la schiena.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Pasquale perché dici così ? Non sono cose belle a cui pensare.</em>» &#8211; cercai di mantenere un tono di voce neutro e al contempo rassicurante.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Lo dico perché già ho avuto tre infarti e sto aspettando il quarto</em>.»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>E tu con tre infarti guidi le ambulanze ?!</em>» &#8211; iniziavo ad alterarmi.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Cara dottoressa se devo morire è meglio che muoio mentre guido !</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Ma tu non sei solo mentre guidi !</em>»- urlai in un principio di esasperazione e senza alcuna carità cristiana.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Io porto zavorra. Pesi morti, già morti. Cose inutili. Mi dispiace solo per lei…</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Mi voltai verso l’infermiera, sempre muta (o sorda).</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Non la guardi a quella che è più peso morto dei pesi morti. Per lei , lei dottore’.</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Intanto l’ambulanza  viaggiava a velocità pericolosa.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Pasqua’ non c’è bisogno di correre tanto. L’ospedale mica scappa !</em>» &#8211; ero stata colta da un inizio di rigidità muscolare diffusa. Mi sentivo confusa. Questo continuo passaggio dal lei al voi contribuiva ad aumentare il disagio.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Gradisce un po’ di sirena ?</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>NOO ! Non la gradisco la sirena ! Non ci serve la sirena ! E non ci serve nemmeno correre così !!</em>» &#8211; ero in balia di un pazzo pericoloso e stavo oramai perdendo la lucidità.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Magari un po’ di insalata di riso più tardi ?</em>» &#8211; un pazzo ebefrenico in attesa di morire per il quarto infarto.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Senti Pasquale, perché invece non mettiamo un po’ di aria condizionata ?</em>» &#8211; il caldo aumentava e io cercavo disperatamente di mantenere il controllo della situazione.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Perché se l’attacchiamo l’ambulanza salta subito.</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>In che senso salta ?</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Salta, salta. Salta per aria. Scoppia. Come dite voi? </em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Aiuto ! Aiuto! Aiuto! Guardai furtivamente nella tasca del camice. Il cellulare era lì, a portata di mano. Ma chi potevo chiamare ? E come farlo senza che il pazzo reagisse malamente ?</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Comunque, visto che me lo chiede lei, voglio fare una prova. Mo’ l’accendo e vediamo che succede.</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Ma no. Lascia stare. Non fa poi così caldo!</em>» &#8211; 42 gradi circa con un’umidità del 90%.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>E no, no, no ! Se lei comanda, io eseguo. Poi mi hanno detto che il caldo forte fa venire l’infarto e io già c’ho un secchio della spazzatura al posto del cuore !!</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">La velocità aumentava sempre più, il caldo anche, la follia pure e io iniziavo a sentirmi non benissimo. Calma. Bisognava stare calmi. Distrarlo. Tenere duro fino all’arrivo. Poi avrei avuto modo di avvertire qualcuno, chiamare i carabinieri, scappare… Mentre la mente cercava vie d’uscita possibili, all’improvviso un botto !! Fumo, scintille e fiammelle si appalesarono dal cruscotto davanti a me.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>AAAAHHHH !!</em>» &#8211; un la diesis meraviglioso. La mia voce.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Tranquilla, state tranquilla. Non succede niente. Mo’ finisce da solo. Io lo sapevo che scoppiava. Comunque si ferma subito. Prende fuoco solo l’ambulanza dentro. Fuori resta perfetta !</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Adesso basta ! Fermati subito ! Fammi scendere e fai scendere anche la paziente e questa sordomuta che ti porti appresso ! Ora !!</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Dottore’ quella è la fame che fa salire i nervi. Lei è sicura che una mozzarella di bufala con un po’ di insalata di riso non la volete ?</em> »</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Davanti ai miei occhi comparve all’improvviso, come a Bernadette il volto della Madonna, l’ingresso dell’ospedale. Pasquale inchiodò in derapage.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Non riuscivo a muovermi. Feci uno sforzo sovrumano. Scesi. Mi tremavano le gambe. Accompagnai la paziente a fare l’esame. I colleghi quando entrai mi guardarono, si guardarono e all’unisono dissero: «<em>Pasquale !! Ha preso fuoco  oggi l’ambulanza?»</em></h4>
<h4 style="text-align: justify;">Ma in che posto mi ero cacciata ?  Un mondo di pazzi pericolosi. Di cretini integrali. Telefonai in direzione sanitaria. Non c’erano altre ambulanze disponibili. L’impiegata addetta precisò: «<em>Dottorè ti sei messa paura di Pasquale ? Statte tranquilla che è il meglio ambulanziere che c’abbiamo. E’ strano ma è tanto bono de core !</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Delinquenti !</em>» &#8211; pensai.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">In stato di eretismo psichico feci il viaggio eroico di ritorno. Scendendo non salutai.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">«<em>Dottoressa  è stato un piacere viaggiare con lei. Alla prossima ! A rivederla !</em>» &#8211; il pazzo si era ricompattato.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Salii in reparto e mi buttai sfinita sul letto del medico di guardia. Poco dopo sentii bussare. Con fatica andai ad aprire e un infermiere, porgendomi un pacchettino, mi disse:</h4>
<h4 style="text-align: justify;">« <em>Tie’Dottore’,  te lo manda Pasquale.</em>»</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Lo aprii. Una vaschetta di alluminio. Una porzione di insalata di riso.  La mangiai. Per fare abbassare i nervi.</h4>
<h4 style="text-align: justify;"> </h4>
<h4 style="text-align: justify;"> </h4>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://terrastraniera.altervista.org/vii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Attesa</title>
		<link>http://terrastraniera.altervista.org/attesa/</link>
		<comments>http://terrastraniera.altervista.org/attesa/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 18:54:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terrastraniera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terrastraniera.altervista.org/?p=67</guid>
		<description><![CDATA[Quanto ancora dovrò morire ascoltando  il precipitare nel baratro vuoto dell’attesa ? Raggomitolata sul mio respiro come un feto stanco, combatto per una certezza di sole, per non finire ancora in autunno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Quanto ancora dovrò morire</h3>
<h3>ascoltando  il precipitare</h3>
<h3>nel baratro vuoto dell’attesa ?</h3>
<h3>Raggomitolata sul mio respiro</h3>
<h3>come un feto stanco,</h3>
<h3>combatto per una certezza di sole,</h3>
<h3>per non finire ancora</h3>
<h3>in autunno.</h3>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://terrastraniera.altervista.org/attesa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>VI</title>
		<link>http://terrastraniera.altervista.org/vi/</link>
		<comments>http://terrastraniera.altervista.org/vi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 23:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terrastraniera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terrastraniera.altervista.org/?p=59</guid>
		<description><![CDATA[Il Pronto Soccorso del mio ospedale è un luogo felice. Un Pronto Soccorso allegro, scanzonato, divertente. La macchina dei Flintstones guidata da talpe ubriache. Non visitano, non valutano, non stabilizzano. «Noi siamo qui per smistare» mi ha ripetuto più  volte una delle talpe ubriache. Smistare chi ? Che cosa ? «La gente che aspetta !» [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Il Pronto Soccorso del mio ospedale è un luogo felice. Un Pronto Soccorso allegro, scanzonato, divertente. La macchina dei Flintstones guidata da talpe ubriache. Non visitano, non valutano, non stabilizzano.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>Noi siamo qui per smistare</em>» mi ha ripetuto più  volte una delle talpe ubriache. Smistare chi ? Che cosa ?</h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>La gente che aspetta !»</em> è stata la risposta colta. Presso il comando dei Vigili Urbani della città si tengono spesso corsi di smistamento per medici, perché  non si creino strani traffici illeciti fra i pazienti. Ricoverano tutti, o quasi, in qualsiasi cosa assomigli ad un letto di degenza. Si dice che all’ingresso del Pronto Soccorso, sia stata segretamente installata una pompa idrovora che risucchia chiunque si trovi a passare nelle vicinanze. I malcapitati vengono successivamente sputati, con un meccanismo a tipo spurgo, in tutti i Reparti. Soprattutto nel mio. I primari dell’ospedale hanno eretto muri difensivi, barricate, scavato fossati con  ponti levatoi, installato trappole al formaggio. Tutto per impedire la catapulta improvvisa e incongrua di gente nelle proprie divisioni. Nel mio Reparto non esiste un primario oramai da molti anni. In compenso è abitato da parecchi topi drogati appartenenti ad una specie affine a quella delle talpe alcoliste. Lo sputo sistematico da noi è quindi consentito senza limitazioni di sorta. Il problema è stato più volte sollevato; se ne è discusso in segreto a livello dei vertici aziendali. Sono tutti d’accordo. Le talpe sono un grave problema da risolvere. Sono stati infiltrati gatti di corpi speciali, addestrati alla cattura di temibili roditori, tipo zoccole del Tevere. Non se ne è avuta più notizia. Soltanto uno è stato ritrovato in farmacia, travestito da Gargamella, in stato stuporoso, intento alla ricerca di Puffi. Il farmacista è stato perciò costretto, per compassione, a vietare in ospedale, l’acquisto di Viagra. Serpeggia fra tutti il segreto terrore, nel caso di avvicinamento improvvido al Buco Nero Talpesco, di essere catturati e spediti ad allargare le fila dei condannati al ricovero. Le talpe intanto lavorano, alacremente. La loro occupazione preferita, quella che li  diverte di più, consiste nel dare colori al ricovero. Ridono moltissimo soprattutto con il giallo e con il verde. Sono colori allegri, freschi, primaverili. E infatti li usano molto.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>Te lo dovevo ricoverare per forza, è un codice giallo !»</em> cercano di coinvolgerti nella loro voglia di leggerezza.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>Ma in base a quale criterio è un codice giallo ? A che giochiamo oggi? Impariamo il semaforo?</em> »  mi riprometto sempre di farmi i fatti miei, ma è più forte di me, non ci riesco.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>Perché si vede subito  che è giallo</em>» e giù risate. Si amareggiano molto quando non ridi di gusto con loro, restano male.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>La, la,  la, la, la, la, la, la, la…</em>» cantilenano tappandosi le orecchie se insisti, «<em>tanto non ti sento, tanto non ti sento…</em>».  Alle volte utilizzano forti dosi di mescal. Ma poi, fermi nella convinzione che il futuro è in technicolor, riprendono a lavorare. I colori vengono assegnati con criteri assolutamente soggettivi. Hai un ictus ? Il verde potrebbe rasserenarti. Una cistite ? E’ più opportuno il giallo. Per la pipì. Un ton sur ton. Quando il gioco dei colori li ha stufati, passano a quello del “facciamo che io ero il dottore e tu l’ammalato ?” e iniziano  scrivere fingendosi medici.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">“<em>All’ esame del torace si sentono fischi, sibili, ronchi, rantoli, etc, etc</em>”.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>Pioggia, neve, nevischio e grandine no?</em>» suggerii alla talpa quando la chiamai. Si offese. Si arrabbiò. Non avevo capito il gioco.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">“<em>Il paziente riferisce che non ce la fa più”</em>. Non ce la fa più perché è stanco? Non ce la fa più a pagare il mutuo?  A ridere evidentemente, altrimenti cosa ? “<em>Riferisce edemi declivi</em>” è un’altra espressione giocosa che si ripete. Se le gambe sono gonfie si vede, non te lo devono riferire. Il disgraziato di turno però, te lo riferisce, e tu ? Glissi per discrezione ? Molto amato è anche il gioco dell’ indovina la stitichezza, in varie opzioni psico-estetiche: “<em>Stitichezza molesta</em>” &#8211; insofferente, “<em>Stitichezza acuta e cronica</em>” &#8211; prudente, “<em>Stitichezza fissa</em>”- ossessivo, “<em>Brutta stitichezza</em>”- per gli amanti del bello. Non esistono però codici nelle nuances del marrone e ciò è fonte per le talpe di estremo rammarico. Emottisi: emissione orale di sangue, proveniente dall’albero respiratorio, solitamente mediante un colpo di tosse. Questa è la definizione riportata su tutti i testi di medicina del mondo. “<em>Il paziente riferisce emottisi</em>”. Così era scritto nel verbale del primo soccorso di un paese vicino in cui lavorano altri roditori allucinati. Più in basso, nello spazio dedicato l’esame obiettivo si leggeva: “<em>All’esplorazione rettale nulla di rilevante, si consiglia ricovero</em>.” Dopo essere stato  sodomizzato con simpatia, colui che aveva imprudentemente riferito l’emottisi venne, suo malgrado, mandato a far visita alle talpe felici che scrissero: “<em>Paziente proveniente dal punto di primo soccorso. Riferisce emottisi. Si pratica esplorazione rettale con esito negativo</em>”. Allegramente sodomizzato due volte per un colpo di tosse! Venne sputato nel mio reparto. Era un uomo relativamente giovane, silenzioso, con un’espressione grave, sofferente.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>La devo visitare</em>» dissi </h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>Nooo !</em> – urlò tirandosi indietro, accortamente appoggiato con le spalle al muro &#8211;  <em>non l’ho fatto il sangue con la tosse. Mi so’ sbagliato. Quando è successo c’era poca luce. Posso andare a casa?</em>» non aveva evidentemente gradito il gioco “indovina dove va il cetriolo ?” molto in voga in quel periodo. Dopo una lunga chiacchierata, gli spiegai che forse avremmo dovuto fare una broncoscopia.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>Che trattasi ?</em>» chiese telegraficamente disorientato.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>E’ un tubicino che viene introdotto…</em>»</h3>
<h3 style="text-align: justify;"> «<em>Per il buco di sopra  o di sotto ?</em>» mi interruppe, mentre inspiegabilmente ricompariva una espressione di terrore sul volto.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>Di sopra</em>» mi affrettai a rassicurarlo.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">«<em>Va bene, meglio. Ma io la tosse non la faccio più. A me certi giochi non mi piacciono !</em>» Un uomo non adatto al nostro Pronto Soccorso, drammaticamente privo di sense of humor.</h3>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://terrastraniera.altervista.org/vi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>V</title>
		<link>http://terrastraniera.altervista.org/terra-straniera-v/</link>
		<comments>http://terrastraniera.altervista.org/terra-straniera-v/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 06:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terrastraniera</dc:creator>
				<category><![CDATA[terrastraniera]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terrastraniera.altervista.org/?p=35</guid>
		<description><![CDATA[L’anamnesi. Conoscere il passato del paziente è un modo semplice e poco costoso di stabilire un contatto. Tutti i pazienti, o quelli che credono di essere tali, vogliono parlare. Raccontare la loro storia di malattia, vera o presunta. Raccontare la loro storia di vita. Raccontare. Mi sono sempre lasciata aiutare dalla voglia di parlare della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">L’anamnesi. Conoscere il passato del paziente è un modo semplice e poco costoso di stabilire un contatto. Tutti i pazienti, o quelli che credono di essere tali, vogliono parlare. Raccontare la loro storia di malattia, vera o presunta. Raccontare la loro storia di vita. Raccontare. Mi sono sempre lasciata aiutare dalla voglia di parlare della gente. Per curiosità, per furbizia, per necessità. Ha sempre funzionato. Anche con le persone più schive, timide, introverse, reticenti. La peculiare caratteristica psicologica di ognuno di loro mi dava una mano, mi forniva indizi, mi lasciava intravedere una storia, cause, effetti, mancanze. Nella terra straniera dove lavoro adesso no. Non si comunica. Si parla, ma è vietato capirsi. Sono leggi delle tribù locali per le quali non esistono deroghe. Ho immaginato che potesse dipendere da un problema linguistico. Ho imparato il dialetto del posto. Non è bastato. Il muro resta. Ci si guarda, ci si parla, ci si tocca (io tocco, per evidenti necessità, loro no), ma non ci si capisce, è proibito, non si può.<br />
«<em>Di che malattie soffri ?</em>» inizio paziente l’interrogatorio.<br />
«<em>Di niente</em>» conosco già la risposta ancora prima che arrivi all’orecchio.<br />
«<em>Di che malattie hai sofferto in passato ?»</em><br />
«…»<br />
«<em>Di niente</em>» mi rispondo per aiutarmi.<br />
«<em>Che malattie ha avuto in passato ?</em>» Provo con i familiari, attenti come pezzi di pongo al miracolo della conoscenza.<br />
«<em>lo siamo portato perché non steva bene, ci mancava la vita!»</em> Il pongo si anima. Il prodigio sta per compiersi. La mancanza della vita, per gli autoctoni, è un’espressione magica che racchiude in sé tutti i trattati di Patologia Medica e Chirurgica e tutta la medicina specialistica esistente. L’ombra del niente.<br />
Resto paziente, cordiale, inamovibile nella convinzione che prima o poi parleranno.<br />
«<em>Certo, mi rendo conto. Che medicine prende a casa ?</em>» tecnica di aggiramento, provo a farli cadere in contraddizione.<br />
«<em>E chi se le ricorda ! N’ha cambiate tante !</em>» davanti ad un plotone di esecuzione, in punto di morte, non si fanno i nomi dei complici.<br />
«<em>Diabete ? Pressione alta ?</em>» il tono di voce cambia, sale di un’inezia, ma sale.<br />
«<em>Se ne so’ andati</em>» sono addolorati.<br />
«<em>Chi se ne sono andati ?</em>» chiede l’infermiere di turno per partecipare al dolore.<br />
«<em>La pressione e la diabeta</em>» -«<em>idiota!</em>» Vorrebbero aggiungere ma non lo fanno in segno di estremo disprezzo.<br />
«<em>Benissimo. Carlooo !</em>» urlo appena un po’, rivolgendomi all’infermiere, ancora fisso nell’espressione di dolore, sperando che attacchi cavi elettrici su tutta la superficie corporea del sospettato.<br />
«<em>Fai a questo signore un prelievo per routine ematochimica; ECG, EGA, richiediamo RX Torace, Ecocolordoppler TSA ed Ecocardiodoppler !!</em>» colpi pesanti, sigle volutamente incomprensibili che nascondono torture inimmaginabili. Dovrebbero comparire gocce di sudore ad imperlare la fronte, pallore, tensione muscolare…<br />
«<em>Senti signurì, ma gl’dottore quanno vè ? Non ce ne stanno dottori oggi ?»</em><br />
«<em>Te la sei cercata brutto bastardo ! Adesso ti spacco la faccia !</em>» Questo vorrei dire, questo vorrei fare. Abbattere il mostro e i suoi familiari con una 44 Magnum come l’ispettore Callaghan.<br />
«<em>Il medico sono io!</em>» invece rispondo banale e rassegnata, con le forze ridotte al lumicino.<br />
«<em>Ah, scusami signurì se non te sò riconosciuta. Non te sei fatta riconosce! E poi sei pure mancinella!!</em>» &#8211; l’essere mancini è una caratteristica di cui diffidare e che indica evidente inferiorità fisica e intellettuale – «<em>Pure nepotema è mancinella, povera vuttera (povera bambina)!!</em>»<br />
Mi arrendo. Attonita, annichilita, mentre mi abbatto sulla scrivania ed esalo l’ultimo respiro, guardo Carlo che mi guarda incredulo &#8211; «<em>Dottorè te sì mpazzita?!?</em>» chiede collaborante. Il filo teso dell’interrogatorio non lo ha sfiorato.<br />
«<em>Signurì, tutte le cose che sì detta le so’ già fatte. Me fai fa’ una Risonante alla ciocca ? A me quella me serve !»</em><br />
Muoio annegata nel pongo.</h3>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://terrastraniera.altervista.org/terra-straniera-v/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IV</title>
		<link>http://terrastraniera.altervista.org/terra-straniera-iv/</link>
		<comments>http://terrastraniera.altervista.org/terra-straniera-iv/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 14:18:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terrastraniera</dc:creator>
				<category><![CDATA[terrastraniera]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terrastraniera.altervista.org/?p=30</guid>
		<description><![CDATA[Ogni volta che, partita da Roma, supero sull’Autostrada l’uscita per Valmontone, mi viene un violento mal di stomaco. E’ più forte di me, di qualsiasi gioia mi capiti nella vita quotidiana, di qualsiasi distrazione io mi imponga. Anche a occhi chiusi il mio stomaco sa che sto entrando in un mondo parallelo. L’unico antiemetico efficace, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Ogni volta che, partita da Roma, supero sull’Autostrada l’uscita per Valmontone, mi viene un violento mal di stomaco. E’ più forte di me, di qualsiasi gioia mi capiti nella vita quotidiana, di qualsiasi distrazione io mi imponga. Anche a occhi chiusi il mio stomaco sa che sto entrando in un mondo parallelo.<br />
L’unico antiemetico efficace, non sempre ma con sufficiente regolarità, è l’ironia. L’ironia globale, quella che colora te stesso, gli altri, la tua macchina, i familiari, gli amici, il lavoro.<br />
Il lavoro dove lavoro io !! (lo so, è uno scempio linguistico, ma il mio è un lavoro doppio). E’ lì dove va versata a secchiate, senza posa, in maniera indefessa, l’ironia. Va cercata, creata, inventata, anche se non c’è, se non ne avresti voglia, se non hai più forza.<br />
Recentemente un vecchietto ottantenne mi ha chiesto insistentemente di essere ricoverato in Reparto per qualche giorno. Non capivo, non ne aveva bisogno, non avevo posto.<br />
“<em>Signurì, mi devi ricoverà a forza !</em>” – mi ha detto all’ennesimo rifiuto.<br />
Forse sono utili alcune precisazioni linguistico-sociologiche. Al lavoro dove lavoro io (doppio) i pazienti maschi si rivolgono ad un medico donna esattamente con questa successione:<br />
1.<em>Bella fè</em> (bella femmina), epiteto in genere urlato con l’intensità di chi sta per annegare e chiama il bagnino ad una distanza di circa 500 metri. Se tu, la bella fè, capisci il dialetto e quindi il significato dell’appellativo, ti fai girare le palle e non rispondi fingendo nonscialans, si passa a<br />
2.<em>Signurì </em>(signorina). Indifferentemente utilizzato per donne dai 15 ai 97 anni. E’ più gentile ma se tu, la signurì, ti senti sminuita nel tuo ruolo professionale e non sufficientemente considerata (ti stai spaccando le ossa per dimostrare quanto sei preparata), ti fai rigirare le palle e nemmeno questa volta rispondi tentano<br />
3.<em>Nfermiè</em> (infermiera) – oramai stufi, credendo che tu debba essere contenta perché ti è stato assegnato il massimo ruolo professionale che la vita può riservare ad un essere di sesso femminile. Se tu, la nfermiè, a questo punto ti incazzi sul serio e decidi di rispondere sprezzante: “io sono un medico !!” spennellando di veleno di vipera soprattutto le parole io e medico, si passa a<br />
4.<em>Professorè </em>(professoressa): un triplice salto mortale con avvitamento all’indietro nella scala della gerarchia professionale. Se da bella fè sei diventata medico, allora devi essere per forza una professoressa, una dea della tua categoria !<br />
“<em>Signurì, mi devi ricoverà a forza !</em>” – era determinato.<br />
Fu forse tanta determinazione che mi convinse a sedermi e a starlo ad ascoltare.<br />
“<em>Ma perché ? Stai bene, non hai disturbi, e poi il posto letto io non ce l’ho. Dove ti metto?</em>”- cercai di farlo ragionare.<br />
“<em>A me addove mi metti non m’importa, abbasta che mi ricoveri !!</em>” – era perentorio.<br />
“<em>Va bene ti ricovero, ma dimmi perché vuoi essere ricoverato</em>”- stavo cedendo per curiosità.<br />
“<em>Pecchè mogliema sta ricoverata pur’essa</em>” – era addolorato, preoccupato.<br />
“<em>In questo reparto?</em>”- risposi pensando a quanto forte potesse essere l’amore coniugale e non a quanto fossi cretina io.<br />
“<em>No, a un altro che a me non mi cci vonno.</em>” Ero intenerita. A quella veneranda età desiderare di seguire l’amore della sua vita anche a costo di subire un ricovero ospedaliero! Il dubbio della mia stupidità non diede segno di sé.<br />
“<em>Ma in quale reparto sta tua moglie?</em>”- chiesi sollecita, oramai decisa ad aiutare il ricongiungimento amoroso (l’ho visto anch’io il Dottor Zivago).<br />
“<em>Non lo so, non lo so come si chiama !”</em><br />
“<em>Va bene, dimmi che cosa le hanno fatto e cerchiamo di capire in che reparto è ricoverata</em>” – organizzai con metodo deduttivo, Madre Teresa degli innamorati.<br />
“<em>C’hanno messo il vibratore</em>” – e sorrise con orgoglio.<br />
Gli infermieri che erano con me si arrestarono, ognuno dei due paralizzato nel preciso atto che stava compiendo in quel momento, un fermo immagine.<br />
“<em>Dove glielo hanno messo il vibratore ?</em>” – chiesi idiota in stato stuporoso.<br />
“<em>Dentro !</em>”- la risposta secca, netta, pulita arrivò come una pistolettata.<br />
Ad uno degli infermieri cadde di mano quello che c’era. Non so cosa fosse ma fece molto rumore. L’altro sbattè violentemente il capo contro lo stipite della finestra verso la quale, in stato catatonico, si era a sua insaputa diretto. E il colpo lo scosse. Si rianimò urlando:<br />
“<em>Ma come ti permetti ? Vieni qua a fare lo spiritoso con la dottoressa. A quest’età! Il vibratore hanno messo. Dentro ! E dentro dove ?</em>” – l’ecatombe, la furia devastante del cretinismo acquisito aveva fatto scempio di noi tutti. Ci guardammo per un attimo consci del disastro imminente.<br />
“<em>Dentro a gl’core !!</em>” – urlò spaventato e non più così determinato a farsi ricoverare in un reparto gestito da pazzi.<br />
Avevano impiantato un defibrillatore cardiaco, un pace maker. Parole straniere.<br />
“<em>Sei molto preoccupato ?&#8221;</em> non so come mi venne. Volevo ridare una parvenza di normalità all’assurdo categorico.<br />
“<em>No,no !</em>”– mi tranquillizzò sereno come un economista -“<em>Me serve quaccuno che me fa a magnà ! Tenete pure i termosifoni. Assesì risparmio luce e legna</em>”.<br />
L’ho ricoverato. Perché il mio è un lavoro doppio. Per ironia.</h3>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://terrastraniera.altervista.org/terra-straniera-iv/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>III</title>
		<link>http://terrastraniera.altervista.org/terra-straniera-iii/</link>
		<comments>http://terrastraniera.altervista.org/terra-straniera-iii/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 15:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terrastraniera</dc:creator>
				<category><![CDATA[terrastraniera]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terrastraniera.altervista.org/?p=27</guid>
		<description><![CDATA[Durante il mio primo turno di guardia notturna, mi mandarono su dal Pronto Soccorso un uomo proveniente da un paese arabo. Era giovane; mi disse in un italiano smozzicato di sentirsi bene, di non avere nulla. Si, era vero, per tutto il giorno aveva avuto un dolore al petto, ma ora era passato. No, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Durante il mio primo turno di guardia notturna, mi mandarono su dal Pronto Soccorso un uomo proveniente da un paese arabo. Era giovane; mi disse in un italiano smozzicato di sentirsi bene, di non avere nulla. Si, era vero, per tutto il giorno aveva avuto un dolore al petto, ma ora era passato. No, non soffriva di nessuna malattia e non prendeva farmaci a casa. Voleva andare a casa, stava bene. Era sfuggente, diffidente, incazzato. Non mi fidai, feci fare analisi del sangue, controlli cardiologici. Era tutto a posto. Alle due del mattino si addormentò maledicendomi e mi addormentai anch’io. Tre ore dopo mi svegliò l’infermiere urlando che era morto all’improvviso. Corsi, chiamai il rianimatore, il cardiologo. Era in arresto cardiaco. Lo rianimammo una, due, tre volte. Alla quarta era tutto finito. Era morto. Morto. Di cosa ? ci chiedemmo all’unisono. Chi dovevamo avvertire ? Non c’erano né familiari nè amici con lui, non aveva lasciato numeri di telefono. Aveva un cellulare con una foto di Bin Laden come screensaver. La rianimatrice, per mestiere avvezza allo sprezzo del pericolo, schiacciò sul volto di Bin Laden (le torri gemelle erano già cadute) alla ricerca disperata di un contatto. Risposero voci urlanti in arabo assoluto. Lei urlava in italiano isterico. Il baratro, il vuoto.<br />
“<em>Stranieri</em> – disse ad un certo punto il cardiologo, rompendo l’isteria – <em>stranieri </em>– ripetè.<br />
Lo guardammo attonite, era una constatazione, un rammarico, era razzista, cretino, confuso ?<br />
“<em>Pronto ?</em>” – rispose all’improvviso una voce maschile<br />
“<em>Pronto, pronto, pronto !!</em>” – continuava ad urlare la rianimatrice, oramai certa che nessuno al mondo sarebbe stato mai più pronto.<br />
“<em>Chi sei tu che dice pronto, pronto ?</em>” – disse la voce con una serena logica zen.<br />
“<em>Chiamo dall’ospedale, sono un medico, lei è un parente del signor Massud Ahmad ?</em>”- era un po’ più calma, sorrideva, il mondo era meno ostile, meno straniero.<br />
“<em>Tu dice che vuoi. Io conosce lui, tu dice, io capisce !</em>” –<br />
“<em>Il signor Massud è morto</em>” – lo disse in un fiato, stremata, maledicendo il momento in cui aveva schiacciato la faccia di Bin Laden.<br />
“<em>Io sa. Tutto a posto, lui morto, ok, ok !</em>” – tu,tu,tu,tu,tu……<br />
Aveva riattaccato, sapeva, tutto ok. Cosa sapeva ? Come faceva a saperlo ? Forse parlava di un altro Massud, non aveva capito bene, forse non parlava così bene l’italiano …..<br />
“<em>L’hanno ammazzato</em>” – sentenziò il cretino, che forse proprio così cretino non era.<br />
“<em>Chiediamo l’autopsia</em>” – dissi io, da sempre abituata a trasformare i dubbi e le emozioni in parole somiglianti alla concretezza.<br />
“<em>Si, l’autopsia, chiediamo l’autopsia, si, si !!</em>” – abboccarono. E’ stupefacente come gli esseri umani seguano ciecamente, in condizioni di stress, ologrammi di qualsiasi cosa, invece di sedersi, prendersi la testa fra le mani e aspettare che passi.<br />
“<em>E&#8217; scoppiato il cuore</em>” – disse sereno l’anatomopatologo qualche giorno dopo.<br />
“<em>Che vuol dire è scoppiato il cuore ? Porca puttana ! Che cazzo di modo di parlare è ? Ma dove siamo in una macelleria ? Da un gommista ? Abbiamo preso tutti la stessa laurea ?! Ma tu, all’esame di anatomia patologica, avresti risposto così ? E’ perché non riuscivi a superarlo che ti sei laureato in ritardo ?</em> ”<br />
E’ una mia caratteristica, quando qualcuno mi sta sulle palle, faccio di tutto per farmi amare.<br />
“<em>E’ scoppiato il cuore</em>” – ripetè con la stessa sicurezza, con uno sguardo ottuso colmo di odio (da circa 10 anni non mi rivolge più la parola).<br />
Decidemmo, con il cardiologo e la rianimatrice, di scrivere un case report. Ci fu qualche obiezione (lei soprattutto, credo per lo schock subìto) rispetto al fatto che i dirigenti di Al Qaeda avrebbero potuto leggerlo e far scoppiare il cuore anche a noi. Si rassicurò quando le dissi che le riviste scientifiche italiane difficilmente sarebbero state sottoposte all’attenzione dei capi del terrorismo internazionale:<br />
“<em>Prossimo attacco al Papa, a seguire Buckingham Palace, l’Eliseo e, per chiudere in bellezza, i medici ciociari. Allah ci guida ! Tutto il mondo parlerà di noi !!</em> <em>Poco credibile</em>&#8221; dissi.<br />
Guardai il cretino, certa che avrebbe sorriso. Invece fece una smorfia preoccupata del tipo: non si sa mai ! Era cretino come una porta.<br />
Tutto a posto, tutti d’accordo, si parte, si può scrivere. Comunicai al mio primario il progetto:<br />
“<em>Vorremmo scrivere un case report sul ragazzo arabo morto qualche giorno fa.</em>”<br />
Mi guardò interdetto, mi disse che ci avrebbe pensato, che mi avrebbe fatto sapere, che non era sicuro, che bisognava stare attenti. Oddio ! Aveva anche lui paura di Al Qaeda !<br />
Uscii dalla stanza anestetizzata, stavamo subendo un attacco con armi biologiche ? Quale virus stava colpendo irrimediabilmente le circonvoluzioni cerebrali degli autoctoni ?<br />
Qualche minuto dopo lo sentii urlare:<br />
“<em>Cosa vuole scrivere quella ? A chi vuole scrivere ? Ci vogliamo mettere in mezzo i carabinieri ?</em>”<br />
Compresi la banale verità: non sapeva cosa fosse un case report. Mi rassegnai. Case report è una parola straniera.</h3>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://terrastraniera.altervista.org/terra-straniera-iii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>II</title>
		<link>http://terrastraniera.altervista.org/terra-straniera-ii/</link>
		<comments>http://terrastraniera.altervista.org/terra-straniera-ii/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 15:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terrastraniera</dc:creator>
				<category><![CDATA[terrastraniera]]></category>
		<category><![CDATA[terra starniera]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terrastraniera.altervista.org/?p=13</guid>
		<description><![CDATA[Non mi ricordo assolutamente nulla del mio arrivo in ospedale. Non un volto, un’espressione. Tutto ora mi sembra avvolto da una nebbia fittissima. Mentre parlavo con il primario per presentarmi, si palesò l’assoluta convinzione di chiunque entrasse per caso nella stanza, che io fossi un’informatrice farmaceutica. Dopo quattro o cinque volte che la scena si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Non mi ricordo assolutamente nulla del mio arrivo in ospedale. Non un volto, un’espressione. Tutto ora mi sembra avvolto da una nebbia fittissima. Mentre parlavo con il primario per presentarmi, si palesò l’assoluta convinzione di chiunque entrasse per caso nella stanza, che io fossi un’informatrice farmaceutica. Dopo quattro o cinque volte che la scena si ripeteva, mi sentii autorizzata a chiedere il perché di tanta ostinata certezza.<br />
“<em>Perché i medici donna sono brutti</em>” – spiegò con assoluta naturalezza il primario – “<em>tu no !”</em> – aggiunse premuroso, temendo che non avessi compreso il profondo concetto espresso. In otto parole mi aveva dato della cretina, aveva offeso la categoria medica femminile e tutte le donne in generale. Gli parlai dei progetti di cui in quel momento mi occupavo all’Università, della necessità di tornare qualche volta a Roma per non mandarli a puttane (non dissi così ma lo pensai fortemente), della disponibilità ad accorpare i turni pur di avere un giorno libero in più, del sudore e sangue che avevo buttato su quei fottutissimi neuroblasti primari e che sarebbero sicuramente morti senza di me (ci affezioniamo ai dolori forti della vita, ci fanno compagnia), e bla e bla e bla, bla, bla….<br />
Mi guardava ironico, furbesco, non capiva un cazzo di quello che stavo dicendo e non gli interessava. Ripeteva “ <em>Vediamo. Vediamo che si può fare</em>”. Non era un caso che non usasse il futuro come tempo verbale. Usando il presente indicativo negava l’esistenza di un possibile futuro alle mie richieste, negava il mio futuro. Entrò un’infermiera, una di quelle anziane, assunta in ospedale tanti anni prima come portantina e poi assurta al ruolo superiore non per capacità ma per consuetudine. Mi guardò, sorrise al primario sorniona:<br />
“<em>Tu sei dottoressa ? </em>“<br />
“<em>Si</em>” – risposi laconica<br />
“<em>Sei di fuori o sei di qua ? </em>“<br />
“<em>Di fuori</em>” (di Roma era meglio tacere !)<br />
“<em>Dottorè, tu da qua non te ne vai più !!</em>” – vaticinò.<br />
Ebbi paura, mi sembrò una maledizione, un rito woodoo de noantri.<br />
“<em>Me ne vado, me ne vado presto !!</em>” – la rassicurai, mi rassicurai. E mentre lo facevo compresi che in quel momento aveva infilato centinaia di spilli su una bambolina alla quale aveva dato il mio nome.</h3>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://terrastraniera.altervista.org/terra-straniera-ii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La strada per il cuore</title>
		<link>http://terrastraniera.altervista.org/la-strada-per-il-cuore/</link>
		<comments>http://terrastraniera.altervista.org/la-strada-per-il-cuore/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 15:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terrastraniera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[strada cuore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://terrastraniera.altervista.org/?p=19</guid>
		<description><![CDATA[Guardiana del tuo dolore mentre vivi con gli occhi pieni di una musica muta.   Attenta al rumore della tua cieca energia per darti la prova di un silenzio ordinato.   Avvilita rincorro la tua insonne follia e ripeto parole uguali, muri assillanti contro la morte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">Guardiana del tuo dolore</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">mentre vivi</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">con gli occhi pieni</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">di una musica muta. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Attenta al rumore </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">della tua cieca energia</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">per darti la prova </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">di un silenzio ordinato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Avvilita rincorro</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">la tua insonne follia</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">e ripeto parole uguali,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">muri assillanti</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">contro la morte.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://terrastraniera.altervista.org/la-strada-per-il-cuore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

